La prima stesura di legge sul lavoro riguardante la clausola compromissoria sul ricorso all’arbitrato in caso di licenziamento, prevedeva che il dipendente in via di assunzione si sarebbe ritrovato a firmare un contratto dove si imponeva l’arbitro come giudice di eventuale causa di licenziamento.
L’arbitro avrebbe deciso in una base a una “equità”, senza dover essere necessariamente tenuto a osservare quanto stabilito dallo statuto dei lavori in tema licenziamenti.
Adesso il nuovo decreto legge sul lavoro ha fatto retrofront. Il passo indietro è stato compiuto dalla Commissione Lavoro della Camera in seguito alle questioni sollevate dal presidente della Repubblica Napolitano.
Il cambiamento prevede il superamento del problema riguardante il chiarimento della suddetta “equità” arbitraria: infatti adesso la legge prevede che la clausola compromissoria a favore di un arbitro non riguardi le controversie di licenziamento, ma che sia firmata solo al termine di un eventuale periodo di prova in caso di assunzione, a 30 giorni dalla stipula del contratto. Ora al decreto legge non resta che approdare in Aula la prossima settimana dopo questo ultimo via libera da parte della Camera.










