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Descrizione:
Corso di giornalismo d’inchiesta a milano
l’italia ha riscoperto il giornalismo d’inchiesta. quotidiani e periodici hanno ripreso a valorizzarlo e nuove collane di case editrici si sono affiancate a consolidati programmi televisivi, riportando in auge quella pratica giornalistica spesso, e non a torto, considerata tra le forme più alte e complesse del giornalismo.
la storia......
Corso di giornalismo d’inchiesta a Milano
L’Italia ha riscoperto il giornalismo d’inchiesta. Quotidiani e periodici hanno ripreso a valorizzarlo e nuove collane di case editrici si sono affiancate a consolidati programmi televisivi, riportando in auge quella pratica giornalistica spesso, e non a torto, considerata tra le forme più alte e complesse del giornalismo.
La storia del giornalismo italiano d’inchiesta inizia con l’articolo di Tommaso Besozzi sulla morte di Salvatore Giuliano del luglio 1950, prosegue con quelli di Jannuzzi e Scalfari del 1967 sul tentato golpe del Piano Solo e con le inside story di Fabrizio Gatti nella realtà dell’immigrazione degli anni Duemila. Gole profonde, interviste, indagini sotto mentite spoglie, corteggiamenti di testimoni. Modalità lavorative che sicuramente rientrano tra i ferri del mestiere di un giornalista d’inchiesta, ma che rappresentano solamente una parte del lavoro. Ce n’è un’altra, magari meno affascinante, ma altrettanto, se non più, importante, fatta di ricerca: un tempo svolta in polverosi archivi, come per l’inchiesta di Giampaolo Pansa e Gaetano Scardocchia sul caso Lockheed nel febbraio 1976, e oggi sviluppata spesso davanti al computer. Un lavoro durante il quale il giornalista è seduto a consultare fonti aperte e chiuse; a scovare fugaci allusioni all’interno di articoli pubblicati da piccoli giornali di provincia; a schematizzare su un blocchetto il quadro dei fatti, rapportando tra loro i dati cronologici, i vari nomi emersi durante l’attività di raccolta dei dati, per, infine, cominciare a buttare giù la propria interpretazione degli avvenimenti. E quest’ultimo è il momento cruciale dell’intero lavoro: quello in cui gli elementi raccolti vengono organizzati secondo la sua chiave di lettura. Perché fare un’inchiesta giornalistica significa ricercare, approfondire, incrociare, verificare e, per poi tirare le conclusioni, analizzare. Il che vuol dire essenzialmente due cose: ricostruzione e interpretazione. Due aspetti di pari importanza.
Giornalismo d’inchiesta, ossia controinformazione
Una buona inchiesta fa sempre controinformazione. L’obiettivo della controinformazione non è quello di porsi semplicemente ‘contro’ l’informazione ufficiale ma alle sue spalle: non solo fornire una diversa raccolta e ricostruzione dei fatti ma svelare i rapporti di potere e gli interessi che hanno determinato sia l’ordine degli eventi che la loro narrazione da parte dell’informazione ufficiale, sempre supportata da poteri economici e/o politici.
Non a caso in Italia si fa risalire la controinformazione all’inchiesta sulla strage di Piazza Fontana, pubblicata dal collettivo nel giugno del 1970 e intitolata La strage di Stato. Il testo indicava non solo diversi esecutori materiali rispetto a quelli dichiarati nelle indagini ufficiali – l’ambiente della destra eversiva e non quello anarchico – ma soprattutto i legami dei servizi segreti con tale ambiente. L’inchiesta indicava, in una parola, il mandante: lo Stato. E, tramite l’interpretazione delle informazioni scovate, individuava anche le ragioni della strage: la strategia della tensione.
Ecco perché il giornalista d’inchiesta non può fare a meno di una propria chiave di lettura dei fatti. Interpretare con un’inchiesta conoscitiva un atto politico, come una legge, per esempio, non significa esprimere un’opinione ma chiarire e svelare la natura dell’avvenimento, le sue ragioni nascoste, nelle conseguenze di ciò che la legge comporta: in chi ‘danneggia’ e in chi ‘favorisce’. Interpretare con un’inchiesta investigativa lo smantellamento di un campo rom a cui hanno contribuito attivamente manifestazioni di cittadini fomentate da attori politici, scoprendo che dietro si nascondono gli interessi edilizi di un piano regolatore che ha mutato la destinazione del terreno rendendolo edificale, non significa ideologicamente porsi contro una politica anti-immigrazione ma svelare la connessione politica-affari che strumentalizza ai propri scopi la politica della paura.
Un corso di giornalismo d’inchiesta di sole 30 ore?
L’Italia è l’unico Paese occidentale in cui esiste un Ordine dei giornalisti. Nato in epoca fascista con lo scopo di tenere sotto controllo l’informazione, ancora oggi risponde a quel fine: è infatti difficile trovare un’altra ragione alla sua esistenza, dal momento in cui nessun altro Stato democratico ne sente invece la necessità. Accanto al controllo dell’informazione – tramite l’accesso al mondo della stampa, dato che per fondare una qualsiasi testata occorre un direttore responsabile iscritto all’Albo – la presenza dell’Ordine ha sviluppato un giro di interessi economici chiusi e protetti. Per iscriversi all’Albo dei professionisti occorre superare un esame di Stato, accessibile solo dopo aver fatto 18 mesi di praticantato (per nulla facili di mettere in pratica) o se si è in possesso di un titolo rilasciato da una delle scuole di giornalismo riconosciute dall’Ordine stesso, che attesti il tirocinio per la durata di due anni. Ne sono nati, nel campo del giornalismo d’inchiesta, oltre a facoltà universitarie presenti in pochi atenei, con rette da qualche migliaio di euro, master di 300/400 ore, patrocinate dall’Ordine, con costi dai 3.000 ai 5.000 euro.
La lunga durata dei master di giornalismo investigativo è dunque, in qualche modo, dettata dalle regole dell’Ordine, forse più che dalle necessità del percorso di studio. E infatti, riempire 300/400 ore di corso non è affatto semplice. La soluzione trovata è quella di chiamare volti noti del giornalismo a tenere lectio magistralis, dietro il naturale pagamento di un compenso. Di qui, le alte rette dei master.
Questo non significa che 30 ore siano sufficienti per diventare un buon giornalista d’inchiesta, come non lo garantiscono 300 ore. Ciò che si propone il corso è un approccio differente da quello dei master:
- focalizzato sugli strumenti di lavoro dell’inchiesta scritta
- focalizzato sull’offrire gli spunti di analisi per acquisire quella personale chiave di lettura sulla società e i rapporti di potere senza la quale non può esservi interpretazione giornalistica
- un unico docente: ascoltare per qualche ora un illustre giornalista dietro l’altro è infatti certamente interessante, ma quando si ritrova a mettere in pratica la teoria acquisita da più insegnanti, il corsista con chi può confrontarsi sul suo lavoro?
- accessibile e aperto a tutti: in un momento in cui la rete e il citizen journalism, nato fuori dalle redazioni con il movimento No global di Seattle nel 1999, ha creato un modello di informazione alternativo non di rado approfondito e incisivo.
Il corso nel dettaglio
Obiettivo del corso è dunque di offrire sia strumenti pratici che spunti di analisi. Per realizzare un’inchiesta occorrono infatti alcune conoscenze di base.
- il concetto di ‘notizia’, rappresentazione e contrapposizione, come nasce l’idea di un’inchiesta
- l’inchiesta conoscitiva e quella investigativa
- struttura e tecniche di scrittura di un’inchiesta
- l’inchiesta online
- le fonti e il loro accesso:aperte e chiuse, primarie e secondarie, dirette e indirette, le ‘notizie del diavolo’
- sistemi informativi e loro contenuti: ricerca dati sulle persone fisiche e le società
- lettura e analisi di una visura camerale e di informazioni commerciali
- lettura e analisi di un bilancio, sia di una società privata che di un ente pubblico
- approfondimento e ricerca sui campi di potere
Ogni corsista sarà invitato a sviluppare un’inchiesta, la cui stesura sarà seguita in tutti i suoi aspetti, dalla nascita dell’idea alla ricerca delle fonti, dalla tecnica di scrittura all’analisi degli avvenimenti. Il confronto con il docente e i compagni di corso sarà continuo.
Le inchieste più meritevoli saranno pubblicate sulla rivista di analisi politica, sociale e culturale Paginauno.
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