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CORSO AUTISMO IN MUSICA A MILANO

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Descrizione del corso

CORSO AUTISMO IN MUSICA A MILANO
“MUSICA PER AUTISTICI” si propone come realtà di un gruppo di lavoro che utilizza la musica come tramite relazionale e comunicativo, un servizio per le famiglie di
queste persone per varie ragioni svantaggiate e che hanno spesso difficoltà ad incontrare iniziative musicali ad un prezzo accessibile. Non si tratta di
musicoterapia, o perlomeno non di quella che classicamente viene così denominata. Si tratta bensì di un nuovo modo di concepire la musica al servizio della
psicologia ed in particolare delle attività abilitative e riabilitative in campo psichiatrico. Sotto la direzione del Dott. Ascanio Vaccaro, noto per la
pubblicazione di vari libri sulla tematica, tra i quali “Autismo: modelli applicativi nei servizi “ e “Abilitazione e riabilitazione – Dall’assistenza
all’autodeterminazione”, una équipe multiprofessionale comprendente le figure dello psichiatra, psicologo e musicista, propongono un servizio d’incontri con
cadenza settimanale a persone in età adulta con autismo e diagnosi ad esso assimilabili e correlabili (Disturbi Generalizzati dello Sviluppo), coinvolgendo anche
le loro famiglie. Un’altra fascia di persone per le quali appaiono indicati questi gruppi sono quelle con ritardo intellettivo lieve (es. Sindrome di Down).
Non si esclude, in base ai posti disponibili, la possibilità di formare due gruppi musica anche per bambini e/o adolescenti con le stesse caratteristiche.
Obiettivi: Negli anni scorsi la popolazione della zona ha risposto con entusiasmo alle attività che la nostra associazione ha proposto, e numerose persone
hanno potuto costatarne l’efficacia. Grandi sono le potenzialità comunicative di un laboratorio di MUSICA applicata a patologie anche gravi e complesse quali
quelle di cui ci occupiamo. Non illudiamo nessuno con idee di guarigioni miracolose o pseudomiglioramenti eclatanti. Intendiamo soprattutto far vivere a Musicopoli
una nuova gratificante esperienza espressiva con la musica e mediante essa toccare corde sensibili di natura emotiva, cognitiva, comportamentale e corporea.
Imparare a comunicare meglio e porsi l’obiettivo di salire qualche gradino più in alto sul piano evolutivo e maturativo.

Gli obiettivi principali sono:
• Dare un’alternativa ed una possibilità di contatto con una disciplina, spesso non molto accessibile, che offre grandi potenzialità per sviluppare modalità
corrette di comunicazione interpersonale
• Stimolare le abilità cognitive di attenzione e concentrazione
• Favorire il riconoscimento e la comprensione dei propri stati d’animo e dei propri vissuti emozionali
• Favorire, attraverso l’attività disinibente della musica, l’espressione dei sentimenti positivi e negativi
• Ristrutturazione degli schemi cognitivi disfunzionali collegati ad emozioni negative
• Superare le difficoltà di comunicazione, utilizzando la musica come tramite relazionale e socializzante

Descrizione delle attività e dei tempi del progetto
I partecipanti frequentano in modo alternativo o integrato due laboratori: uno di “musica attiva” ed uno di “musica d’ascolto”.

- musica attiva: laboratorio dedicato a pazienti disorganizzati e scoordinati sia dal punto di vista motorio che del pensiero; utenti non in grado di utilizzare
adeguatamente la comunicazione delle proprie istanze pulsionali ed emotive. Il gruppo è particolarmente indicato per persone con buona inclinazione verso la musica
e che tramite essa permettono l’accesso alle istanze intime e affettive. Si rivolge infine a pazienti con cariche aggressive e pulsionali in genere, coartate o
inespresse.
L’aggettivo “attiva” si riferisce al ruolo di attore che il partecipante assume nella seduta, in quanto egli stesso diventa emittente di suoni o con il proprio
corpo oppure attraverso uno strumento. L’utilizzo di uno strumento potrebbe apparire di difficile applicazione per la mancanza di conoscenze teoriche e tecniche,
ma è un ostacolo solo apparente perché ai pazienti non è richiesta una conoscenza musicale, anzi, per alcuni versi, questa potrebbe costituire una controindicazione. Il possesso di una precedente educazione musicale spinge facilmente ad una razionalizzazione che attraverso schemi tecnici e strutture rigide impedisce di dare libera espressione alla creatività e all’impulsività. La musica va intesa come un campo da esplorare, dei cui aspetti fondamentali (suoni, ritmi, melodie, timbri) il paziente si appropria, condividendolo anche per quanto riguarda gli aspetti simbolici con i propri simili e cercando un’armonia possibile. La musica diviene, in termini concreti poiché udibile e fruibile, il mezzo per rappresentare concretamente e liberamente le energie pulsionali, emotive ed affettive.
In tal modo la musica attiva consente:

• L’armonizzazione e la strutturazione dei concetti di tempo e durata
• L’ampia utilizzazione della comunicazione non verbale
• L’instaurarsi di una relazione interpersonale mediata dall’oggetto musicale
• Lo sviluppo della creatività
• L’espressione delle cariche pulsionali, emotive ed affettive


In relazione all’influenza della musica sulle capacità di socializzazione e comunicazione si può notare come essa in generale, ma in particolare le musiche primitive
, spontanee e poco strutturate suscitino un piacere ancestrale. La mediazione legata allo spazio sonoro permette la comunicazione con soggetti con i quali un
approccio di tipo verbale risulta estremamente difficoltoso, se non impossibile.
La musica attiva può essere una modalità di intervento abilitativo, prima ancora che riabilitativo se riesce a coinvolgere, stimolare e potenziare le attitudini
mentali e corporee del paziente in relazione al ritmo e al suono. L’intervento riabilitativo mediante la musica suonata, perciò, agendo in prima istanza sulla
percezione, e a seguire sulla elaborazione ed espressione, si propone di agire positivamente su:
• Ritmicità corporea
• Coordinazione gestuale
• Integrazione musica - linguaggio non verbale
• Armonia dell’emissione vocale con quella strumentale
• Assunzione di ruoli interattivi integrati e coordinati
• Stimolazione dei concetti di tempo e durata
• Senso del ritmo e dell’armonia
• Propriocezione corporea
• Socialità e capacità empatica del soggetto nel gruppo
• Disorganizzazione cognitiva
• Passaggio dal rumore al suono, alla musica semplice e infine quella complessa



Gli incontri sono strutturati in modo da favorire il passaggio graduale e progressivo dall’organizzazione caotica di alcune strutture psichiche all’ordine e
all’armonia, che solo la musica possiede, essendo le note degli equivalenti matematici. Le tecniche, di tipo cognitivo e comportamentale, sono essenzialmente:
il modeling, il role playing, il prompting ed il fading. I primi incontri avvengono con operatori e pazienti in cerchio, con gli strumenti musicali al centro.
Si favorisce, senza direttive particolari, l’avvicinamento ad uno strumento qualsiasi. Spesso si assiste all’emissione di rumori caotici più che a suoni o musica.
Il compito degli operatori è proprio quello di passare dal rumore al suono e poi alla musica.
Si possono distinguere tre fasi operative. Nella prima si effettua l’assessment, ossia la valutazione funzionale. Nella seconda si formula un programma di lavoro
personalizzato che punta soprattutto sulle abilità già possedute ed in parte su quelle emergenti. Nella terza ci si esercita utilizzando la scheda di insegnamento
con tutti gli aiuti necessari per l’emissione della prestazione richiesta.

- musica d’ascolto:
Laboratorio dedicato a pazienti con sufficienti capacità di verbalizzazione, con prevalente sintomatologia negativa (anedonia, appiattimento affettivo, alexitimia,
ritiro sociale ed apatia). Pazienti con disturbo dell’umore in fase depressiva, pazienti con difficoltà nel riconoscimento ed espressione delle emozioni.
La musica ha la caratteristica fondamentale di rivolgersi direttamente al mondo emotivo delle persone, coinvolgendole sia a livello corporeo che mentale.
L’ascolto di una musica modulata a seconda delle necessità da operatori esperti ha l’effetto di liberare cariche emotive e pulsionali altrimenti inespresse e
fondamentalmente sconosciute ai più. Tale musica nella sua funzione stimolante, può riempire il senso di vuoto e di apatia oppure può contribuire a sciogliere
tensioni. Una musica contrassegnata da un graduale fluire di melodie prive d’aspetti conflittuali, senza particolari effetti di contrasto, può facilmente indurre
un’ideazione armonica. In tutti i casi la musica è un potente motore di stimolo sul piano emotivo. Risulta in grado, senza ulteriori mediazioni, di toccare corde
sensibili interne a ognuno di noi. In altre parole non è necessario coinvolgere, almeno in prima battuta, il mondo razionale che talvolta rappresenta il vero
ostacolo alla rappresentazione di proprie istanze interiori di natura irrazionale, ma non meno importanti. Togliere le briglie a queste istanze, in un contesto
comunque protetto, può consentire un’esperienza altamente gratificante. La musica può aiutare a modulare meglio l’umore, sviluppare la creatività, e può rafforzare
la motivazione alla prosocialità.
La metodologia di riferimento è quella cognitivista con particolare riferimento al rapporto tra pensieri ed emozioni a partire dagli stimoli musicali,
ristrutturazione dei pensieri disfunzionali e riformulazione degli stessi in modo alternativo. La musica funge da stimolo per interrogarsi sul proprio mondo emotivo,
per capire la relazione che c’è tra pensiero ed emozione. Il gruppo funge da verifica o confutazione delle idee e delle convinzioni emerse. E’ possibile in tal modo
correggere e modificare pensieri nonché schemi disfunzionali. Si presta particolare attenzione ai pensieri legati al giudizio altrui, vero o immaginato e alla
considerazione che si ha di se stessi e degli altri. Il gruppo, mediante la musica come elemento unificante, viene sollecitato a sviluppare empatia e comprensione
delle emozioni altrui, oltre che a fornire la possibilità di esprimere e condividere le proprie.
L’incontro consta di una fase introduttiva, di una fase d’ascolto e di una fase conclusiva. Nella prima fase viene valutato lo stato d’animo dei singoli pazienti
attraverso la somministrazione di una scala di self report.
Nella seconda fase vengono proposti all’ascolto brani musicali con contenuto emotivo diverso e complementare agli stati d’animo esprimenti disagio. Alla fine
i partecipanti vengono invitati a verbalizzare sensazioni, emozioni, impressioni, pensieri, idee. Nella fase conclusiva viene ripresentata ai pazienti la scala di
self report, per valutare il loro stato d’animo dopo l’ascolto della musica. Si cerca quindi di fare un lavoro di sintesi di ciò che è emerso nel corso della seduta. La prima fase degli incontri è dedicata all’assessment e alla progettazione; la seconda è dedicata all’insegnamento e alla verifica dei risultati raggiunti.

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