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La gestione del paziente affetto da Alzheimer; aspetti neurofisiologici,... - Genova

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  • 16/11/2013

Descrizione del corso

L’Alzheimer è una malattia degenerativa del cervello caratterizzata da un decadimento progressivo delle funzioni cognitive e della memoria in particolare che comporta una difficoltà crescente a svolgere le comuni attività quotidiane, fino alla perdita completa dell’autonomia personale. Le cause esatte che innescano e sostengono la degenerazione non sono note nonostante l’importante mole di studi compiuti in oltre un secolo dalla sua scoperta. Molte delle ipotesi avanzate (virale, tossica, autoimmune), infatti, non hanno ancora trovato conferme e soltanto l’idea di una possibile origine genetica sembra resistere. Secondo il “Rapporto Mondiale Alzheimer 2012”, composto dall’Alzheimer’s Disease International (ADI) e diffuso nel nostro paese dalla Federazione Alzheimer Italia “ le demenze sono una priorità mondiale di salute pubblica, un problema globale e non solo una ”malattia del mondo industriale”. Nel mondo ogni 4 secondi nasce un nuovo caso di demenza, un tasso di crescita impressionante, pari a 7,7 milioni di nuovi casi ogni anno. ” Le stesse dimensioni – si legge nel rapporto – delle popolazioni della Svizzera e Israele”. In Italia si stima che le persone con demenza siano un milione, di cui 600mila malate di Alzheimer. Dal rapporto viene descritto come su un campione di 2500 persone tra malati e familiari, in più di 50 paesi, di cui il 50% affetto dalla malattia e di questo un 50% ha età inferiore ai 65 anni”. In questo momento” sottolinea Shekhar Saxena, Direttore del Dipartimento di Salute Mentale e Abuso di sostanze OMS “solo 8 dei 194 Stati membri dell’OMS hanno un piano nazionale sulle demenze in atto”. Alcuni Paesi, come l’India, hanno strategie nazionali, ma sviluppate da organizzazioni della società civile. L’aumento della popolazione dementigena, unita al disagio estremo vissuto dalle famiglie dei pazienti, impone l’esigenza di figure professionali preparate a gestire tali criticità. La presa in carico del paziente Alzheimer prevede da parte dell'inferimiere l'assunzione di forme di autonomia e responsabilità assistenziali importanti, derivanti dalla complessità del quadro assistenziale e dalla prospettiva di ingravescenza progressiva della malattia. Purtroppo l'approccio dell'infermiere al paziente Alzheimer spesso avviene quando il quadro clinico è conclamato ed il malato ha perso quasi totalmente l'autonomia funzionale. Questo “ritardo” nell'intervento assistenziale è dovuto soprattutto alla inadeguatezza delle strutture socio-sanitarie del nostro paese che non prevedono forme strutturate ed articolate di diagnosi precoce, di prevenzione e di controllo del rischio Alzheimer. La presa in carico prevede una visione globale del paziente, un approccio olistico in cui la cura del corpo, le emozioni e le sensazioni del paziente, l'ambiente strutturale e sociale, le relazioni affettive con i familiari e non ultimo le componenti economiche del nucleo familiare assumono un'importanza fondamentale tali da diventare "strumenti" del progetto assistenziale. L'infermiere svolge di conseguenza la funzione di facilitatore: accompagna il paziente attraverso un percorso progettato, valorizzando la sua dimensione esistenziale, le sue soggettività, supportando e guidando il familiare in una dimensione spazio-temporale non definita a priori, dove l'efficacia della cura passa in secondo piano rispetto alle sue esigenze reali e contingenti. Il corso fornirà gli strumenti necessari a gestire la persona affetta da Sindrome d’Alzheimer attraverso il riconoscimento delle caratteristiche tipiche della malattia, non solo, riconoscimento e gestione delle dinamiche relazionali Operatore ( infermiere ) – Badato - Famiglia, riducendo di fatto il rischio stress lavoro-correlato e Burn-out, nel badante e la promozione di un ambiente relazionale positivo sia in famiglia che per il paziente. L’operatore dunque imparerà come utilizzare il movimento, le sensazioni, le emozioni, gli affetti e le elaborazioni razionali, oltre a quelle intuitivo-istintive, per dare al "soggetto malato" la possibilità di ristrutturare le proprie potenzialità psico neurobiologiche, permettendo così un recupero delle funzioni di base ed una riabilitazione reale e quantificabile. Aleksandr Romanovic Lurja – Un mondo Perduto e ritrovato 1971 Roma Editori riuniti Aleksandr Romanovic Lurja - Le funzioni corticali superiori dell'uomo, Giunti-Barbera, Firenze, 1967 Aleksandr Romanovic Lurja - Una memoria prodigiosa: viaggio tra i misteri del cervello umano, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1968 Mauro Mancia – Neurofisiologia e vita mentale, 1980 Zanichelli Mirilia Bonnes Gianfranco Secchiaroli – Psicologia Ambientale 1998 Carrocci Eric R. Kandel, James H. Schwartz, Thomas M. Jessell – Principi di neuroscienze 2003 Ambrosiana

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